Qualche gioco può fare la differenza:

Quando sono arrivata a Tosamaganga circa un mese e mezzo fa ho capito subito che qui era molto diverso da Matany.
La vegetazione è rigogliosa, ci sono strade asfaltate, c’è la corrente elettrica e a 25 minuti circa una bella cittadina dove si trova quasi tutto se non tutto di quello che si ha bisogno. Mercato ricco di frutta verdura e cereali. Negozi di tutto piccolini ma carini pieni di cose. Ci sono ovunque mezzi di trasporto: pullmini (dalala), moto-ape coperta (bagiagi), moto (boda-boda) e taxi veri e propri. Dove siamo noi non c’è tutto questo… la corrente elettrica c’è quasi sempre… qualche piccolissimo negozietto e siccome c’è l’ospedale si aspetta ed un passaggio con qualche mezzo si trova.
La gente è molto buona e paziente. Ti salutano in mille modi, hanno senso di rispetto e quello che ho notato è che sono tanto abituati a sopportare.
Un saluto per una persona più anziana è :” Posso darti i miei rispetti?” E la persona più anziana risponde:” Accetto il tuo rispetto”.
SHIKAMO? MARABA.
Qui non si parla quasi niente in inglese, quasi esclusivamente kiswaili che è una lingua bella e sonora… ma per me super-difficile perché non so come fare a ricordarla è come imparare parole senza senso che non so a cosa associare… perciò bisogna studiarle. Sono stata a 2 lezioni e sono arrivata ai verbi… bisogna impararli a memoria
watoto, tafadali TULIA
bambini per favore
silenzio
watoto, tafadali WEKA DUARA
bambini per favore mettetevi in cerchio
Pianin pianino mi sono introdotta nell’orfanotrofio che è sostenuto dalle suore di Madre Teresa del Bambino Gesù, suore africane fondate dalle suore della Consolata di Torino, le stesse suore che hanno in gestione l’ Ospedale dove collabora il Cuamm e lavora Lorenzo.
Speriamo bene!!!
Questa è una zona abbastanza ricca di prodotti durante la stagione delle piogge e quest’anno i raccolti sono molto buoni. Ma, nonostante questo ci sono bambini malnutriti perché le mamme non sanno dar loro un corretto equilibrio tra grassi, proteine carboidrati e vitamine, cioè tra olio, polenta fagioli e frutta.
C’è del personale che all’interno dell’ospedale, quando i bambini malnutriti sono ricoverati, insegna e dimostra tutto questo.
Lo stipendio medio di un infermiere è di circa 120 euro al mese.
I bambini all’orfanotrofio mangiano parecchie volte al giorno sono lavati, cambiati da delle baby-sitter che si chiamano “dade”. Con queste figure hanno un rapporto di cura corporale, manca la cura dal punto di vista del dialogo, della carezza, dell’abbraccio e del gioco. Non esisteva nessun giocattolo.
Ci sono circa 90 bambini da 0 a 6 anni. Quelli di 4, 5 e 6 anni frequentano l’asilo insieme ad altri bambini del villaggio. Sono circa una trentina quelli dell’orfanotrofio mentre in tutto l’asilo sono quasi 200. Questi bambini sono quasi sempre impegnati con la scuola e a volte, di pomeriggio, facciamo dei giochi e dei laboratori insieme. Per quanto riguarda gli altri sono divisi in piccole stanzette da 0 ad 1 anno sono una decina
da 1 a 2 anni circa una ventina e non camminano ancora bene, per lo più gattonano
da a 3 anni sono circa una trentina che camminano da soli e cominciano a controllare gli sfinteri.
Nei loro lettini dove trascorrono gran parte della giornata non c’è un giocattolo. Dopo aver parlato con le suore ed essermi introdotta ho presentato il lavoro che pensavo di fare sul gioco.
Le suore non hanno detto di no. Ho detto che i giocattoli li costruivo io con bottigliettè di plastica e legnetti. Ho cercato di spiegare il progetto della stimolazione plurisensoriale per stimolare l’apprendimento e le capacità cognitive.
Con me c’è una ragazza italiana di 24 anni che sta per 3 mesi a fare volontariato e mi aiuta in questo progetto.
Ci hanno dato una stanzetta dove nessuno metteva piede da tempo e non pulita da molto.
Abbiamo iniziato a pulire e a tinteggiare, ravvivare e creare questi “angoli” di stimolazione….costruire giochi e altri li abbiamo anche comprati. Per i più piccoli abbiamo preparato i “cestini delle meraviglie” dove ci sono dentro cose di uso comune ed altre che stimolano la curiosità e la conoscenza dei più piccoli.
Ora i bambini giocano quando ci siamo noi…e si divertono tantissimo….parlano, si scambiano i giochi, litigano…. come tanti bambini nel mondo…
Altro step da conquistare è che questo lavoro lo devono fare le “dade”. Non sarà facile ma ci proverò anche perché, culturalmente i bambini non giocano con giocattoli strutturati e tanto meno un adulto sta lì con loro a farli giocare.
Altro progetto era di realizzare una stanzetta plurisensoriale anche all’interno dell’ospedale per i bambini della pediatria ed i malnutriti
Ci siamo riusciti!!! e guardate lo spettacolo qui abbiamo usato anche i giochi che l’UNICEF manda nei posti disagiati per stimolare i bambini e questi sono i nostri primi bambini che con diffidenza ci guardano… toccano… e …infine sorridono…è bellissimo!!!
Anche qui altro step è insegnare alle mamme a giocare…. Faremo di tutto per riuscire anche se non sarà così facile…..

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