5/9/2019

Queste sono le auto che arrivano da Juba dopo aver attraversato ogni tipo di avventura. Dentro non ci sta più nulla e sopra non finisce mai. Per ultimo, sopra a tutto, le persone.
La domanda è: “Ma come avranno fatto ad arrivare fino a qui? Ma non è finita!!! Quando e come arriveranno a destinazione?”

POMERIGGIO IN YIROL HOSPITAL

Qui non è facile nemmeno curare le persone, si deve lottare anche contro i pregiudizi e gli spiriti.
Una mamma con un bambino di 20 giorni che ha febbre e difficoltà respiratorie si presenta in ospedale, Lorenzo lo visita e vede subito che ha bisogno di ossigeno. Lo dice alla sua traduttrice infermiera la quale spiega alla mamma e poi si mette a parlare con voce forte, severa ed arrabbiata nei confronti della madre. Traduce e spiega che la mamma si rifiuta di mettere l’ossigeno. Lorenzo invita la mamma a guardare il bambino di 1.210 grammi, che era lì vicino, era un mese e due giorni che era ricoverato, era nato 920 grammi ma, con le medicine, la cure ospedaliere, la collaborazione della mamma e l’ossigeno era riuscito a farcela e stava andando a casa. Le dice ancora che le cure in ospedale le decide lui e se lei non le accetta può andarsene e far morire il suo bambino a casa e non in ospedale. Dopo questa sfuriata durata una bella mezz’ora la mamma accetta di mettere l’ossigeno al suo bambino che saturava 70 su 100.
Il bambino piano piano si riprende.
Oltre a tutte le difficoltà che ci sono si devono affrontare anche problemi legati alle credenze popolari errate, a false interpretazioni e ad altro che non si riesce sempre a capire e si deve arrivare allo scambio acceso per poter salvare la vita ad un bambino.
Finito il giro di visite, uscendo dall’ospedale mentre aspettavamo l’ambulanza, vediamo un guppetto di circa sei persone che ci passano accanto; è la famiglia del bambino di 1210 grammi con il papà che erano venuti dal villaggio a prenderli e baldanzosi se ne stavano tornando a casa. Quando ho visto questo bambino, la prima volta, non lo ho fotografato perché non aveva molte speranze, era tutto raggrinzito e giallo, se fosse poi morto avrebbero dato la colpa a me perché lo avevo fotografato. Tornerà la prossima settimana per il controllo e gli chiederò se posso fotografarli. È proprio forte il 1210 grammi, non ha ancora un nome perché glielo daranno quindo sarà più grande ma un nome senz’altro glielo do’ io: Grande Guerriero!!!
Che intrecci, di vita.

27/9/2019

A conclusione di questo periodo in Sudsudan possiamo dire che i problemi, gli inceppi e le contraddizioni non sono certo mancati. Abbiamo cercato di seminare e di fare la nostra parte nel miglior modo possibile, qualcosa si è fatto, ma tanto e ancora tanto c’è da fare. Penso a Daniele Comboni che è arrivato fin qui, tanti anni fa e alle problematiche trovate allora che sono piuttosto simili alle attuali anche se molto si è fatto e tanto c’è da fare per questo popolo che non ha ancora pace.
Inizia ora il periodo in Uganda dove la pace è da più anni che c’è. Noi sono quasi 30 anni che ci stiamo impegnando, con tanti di voi, per costruire attraverso l’educazione e l’istruzione la PACE, cominciando dai più piccoli.
Visiteremo i diversi asili e ci fermeremo ad Apeitolim dove padre Marco sta iniziando una nuova missione e c’è l’ asilo che da più di sette anni è sotto all’albero con la maestra Lucy, che si è staccata da Matany per andare ad aprire un nuovo posto, dove non c’era quasi nulla, ma che ora sta crescendo in muratura e solidità con fondamenta fatte innanzitutto da persone e volontà della gente locale.

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