TELL US A STORY… gli….inizi….

L’Amore per l’Africa da sempre accompagna me e Lorenzo.

Fin dall’età di dieci anni, ho avuto questa attrazione per l’Africa, da quando un missionario comboniano, il vescovo Edoardo Mason, tornando a casa dalla sua Missione, ci raccontava, al catechismo, tante storie ricche di  avventure vissute; con un entusiasmo tale da far nascere in me un grande desiderio: amare, vedere e lavorare in Africa.

Ricordo che, di sera, ne parlavo con mia nonna che mi ascoltava, ma mi metteva in guardia su tutti i pericoli che avrei dovuto affrontare.

Queste idee sono state sempre dentro di me ed hanno indirizzato la scelta dei miei studi e formato la mia personalità.

Al termine dell’Istituto Magistrale, al Don Bosco di Padova, nel 1977, all’inizio dei miei studi universitari, ho incontrato Lorenzo, studente CUAMM di Medicina che aveva la mia stessa passione ed Amore per l’Africa.

Lorenzo, infatti è nato in Africa ed ha vissuto quattordici anni con la sua famiglia in Kenya. Il suo papà è stato il primo medico CUAMM in Africa a Nkubu nel 1955 ed è tornato in Italia nel 1971.

Nel 1984, poveri ma felici  ci siamo sposati e nel 1989 è nato in nostro primogenito. Siamo partiti per la Missione di Matany Uganda nel 1991.

 

Daniela Masiero

Consegna del Crocifisso da parte  del vescovo Mattiazzo nel Duomo di Padova ai volontari laici del CUAMM in partenza per “Le Missioni” durante il mese missionario: ottobre 1990. Anche noi riceviamo il “Crocifisso”. Destinazione:  Missione di  Matany, S. Kizito Hospital tenuta dai padri, dalle suore  e dai fratelli comboniani.

Arrivo nella missione nel novembre del 1991 nella regione del Karamoja, Uganda, con un aereo ultra leggero a cinque posti sulla pista in terra battuta appena inaugurata a causa della poca sicurezza sulle strade

Girando per il villaggio e nei dintorni si vedevano i   bambini che stavano lungo le strade, in mezzo ai  rifiuti o vicini al fuoco, per lo più abbandonati a sè stessi o accuditi dal fratellino solamente un po’ più grande. Non avevo nessun contratto specifico con la missione, soltanto un credo profondo sull’importanza dell’educazione e dell’istruzione che ho cercato di condividere con chi mi era accanto.

L’analfabetismo, in Karamoja sfiora il 92% nelle femmine e l’89% circa per i maschi. La scuola non è ben vista dagli adulti, in quanto sottrae forza-lavoro alle famiglie perchè i bambini vanno da subito a fare i pastorelli e i guardiani delle capre e delle mucche, mentre le bambine aiutano  a procurare acqua e legna da ardere ed accudiscono i fratelli minori

Con il sostegno della famiglia comboniana  e l’aiuto di qualche ragazza locale che conosceva sia l’inglese che il karimojong  ho cominciato “l’asilo” in un posto così povero, dove tutto dura un soffio. Le speranze erano molte ma si sentiva proprio la certezza che senza l’aiuto di Qualcuno l’impresa sarebbe miseramente fallita

L’asilo è cominciato nel 1992 sotto ad un albero raccogliendo i bambini trovati in giro e con i soli mezzi di uno stecco/ bastoncino e del terreno sabbioso che funzionavano da penna e da carta. La prima maestra è stata Cecilia ….e tutt’ora lavora all’asilo come insegnante.

 

Più tardi, l’Ospedale di Matany diretto dal fratello comboniano Daniele Giusti che ha sempre sostenuto con grande volontà e determinazione l’importanza e la necessità dell’asilo, ci ha dato una capanna di latta e poi un’altra ancora perché i bambini cominciavano ad arrivare, soprattutto i figli dei dipendenti dell’ospedale.

 

E’ bellissimo giocare, anche con un po’ di carta riciclata dall’ospedale per costruire gli aerei e farli volare, come il kendeke (aereoplano)  che arriva ogni tanto sulla pista battuta e procura sempre tanta festa per tutti.

 

Nel frattempo il dott. Lorenzo lavora  incessantemente ed a ritmo ben elevato nell’ospedale di Matany sia nel reparto di pediatria che in tutti gli altri reparti: “words” e impara a fare interventi chirurgici anche importanti e poi diventa causa-necessità pure anestesista.
 

Martedì 9 febbraio 1993 il Papa viene in Uganda  a Soroti 150 km da Matany alla fine della strada rossa. E’ una grande emozione e in molti partiamo con le auto dell’ospedale, i camion della Missione e arriviamo quasi vicino a Papa Giovanni Paolo II.
 

Il Papa si avvicina a nostro figlio Giacomo e lo benedice, noi siamo più lontani e osserviamo increduli. C’era infatti  una moltitudine di africani con migliaia e migliaia di persone e credo che Giacomo fosse proprio l’unico bambino bianco presente. Ma ce n’era un altro in arrivo: Alberto, suo fratello che sarebbe nato poi a giugno.
 

Alla fine del 1993 ed inizio del 1994 si chiede consiglio sull’eventualità di costruire un asilo a Matany a suor Lucia Careddu che lavora da più di quarant’anni  nel mondo della scuola in Karamoja e con le sue consorelle comboniane sostiene e dirige un collegio femminile con 700 bambine che mangiano, dormono e frequentano la scuola primaria e secondaria a Kangole, un villaggio a circa 15 chilometri da Matany. Il suo “sì” ed il suo incoraggiamento sono determinanti.
 

Si inizia con l’individuazione del posto adatto  vicino all’ospedale e alla missione. Il parroco, padre Elia Ciapetti, un entusiasta di natura, contribuisce ad appoggiare l’iniziativa ed offre un terreno della parrocchia dove iniziare i lavori e… si scavano le fondamenta.
 

Il dottor Lorenzo continua il suo lavoro in ospedale ed anche negli ambulatori esterni che lo occupano per gran parte della giornata. Nei momenti liberi lavora anche per la costruzione dell’asilo.

Si comincia poi ad andare al fiume per raccogliere sassi e sabbia necessari per la costruzione. Con il personale locale, una piccola impresa del posto, il materiale reperito in loco, l’acquisto del cemento in capitale e quant’altro è necessario si dà l’avvio ai lavori.

Il progetto prevede la costruzione di due aule e un ufficio con un ripostiglio e le  latrine con fondo a perdere. 

I lavori proseguono prestando molta attenzione alla raccolta dell’acqua che, dal tetto, attraverso le grondaie confluisce in un contenitore che, con un rubinetto, fa uscire l’acqua che serve per lavarsi. Per quanto riguarda l’acqua da bere, bisogna andare alla pompa della missione con delle taniche e prenderla ogni giorno.

Arrivano dall’Italia delle giostrine  robuste che mio papà regala all’asilo. I bambini non avevano mai visto una cosa del genere. E’ incredibile… dopo brevissimo tempo sono già capaci di usarle e si divertono moltissimo!!!

 

                                                                                                                                                                  

Il dottor Lorenzo trascorre la maggior parte del suo tempo all’ospedale dove sta completando la sua ricerca sulla meningite che è una malattia che colpisce molti bambini in questa regione molto povera.

Frequentano l’asilo anche i bambini dei volontari espatriati che lavorano nella missione. C’è la Costituzione dello statuto dell’asilo e dei suoi rappresentanti. Il presidente, con potere decisionale è il Parroco della Parrocchia

Maggio 1994: Inaugurazione dell’asilo alla presenza di padre Petri e consegna delle chiavi alla volontaria Marcella  Quagliotto che mi sostituirà in quanto siamo alla fine della nostra permanenza a Matany e prossimi al ritorno in Italia.

 

Completamento del lavoro  in ospedale del dott. Lorenzo  dove si intravvedono i lavori di miglioramento edilizio del reperto di pediatria.

 

Nel maggio 1994 i bambini e tutto il personale della missione ci salutano perché ormai era terminato il nostro contratto e ritorniamo in Italia  con la certezza che una parte del nostro cuore sarà sempre con tutti loro. Passando per il lago Vittoria dove l’acqua era rossa del sangue dell’eccidio del Rwanda, un enorme dolore ci assale consapevoli che sono sempre gli ultimi che devono pagare, anche  con la vita, le malvagità dei pochi. 

Nel 1995, in Italia, nasce il nostro terzogenito: Federico e nel 1997 tutta la famiglia, con la nonna Gabriella, ritorniamo in Africa per circa due mesi, durante le vacanze estive. Le suore ci accolgono come in famiglia , io lavoro all’asilo e Lorenzo all’ospedale

Visitiamo tutti insieme le sorgenti del Nilo a Jngia una città dove ci sono alcune nostre maestre che studiano per avere la qualifica di  insegnante.

 

 

 

Visitiamo anche i villaggi ed i bambini mi dicono “toto Giacomo” costruisci anche da noi un asilo. Totò Giacomo significa mamma di Giacomo, il primogenito. Una donna, in Karamoja viene chiamata così, non con il suo nome, ma gli viene riconosciuta un’identità solo in quanto mamma, perché, se una donna non ha figli, non ha nessun diritto e viene emarginata dal clan. Nasce qui un grande sogno che forse non potremo realizzare, ma sognare sì: costruire scuole e asili in quella regione così dimenticata dal resto del mondo per dare la possibilità a molti bambini di conoscere e di migliorare le proprie condizioni di vita.

 

 

 

1997   Nei nostri spostamenti  da Kampala a Matany, usiamo sempre l’aereo piccolo, lo chiamiamo così perché ha solo 5 posti. Le strade, infatti, sono pericolose in quanto i Karimojon, muniti di kalashnikov  sparano a volte senza sapere chi c’è all’interno, per rubare e perciò è meglio evitare qualche spiacevole incontro. I nostri figli sono affascinati da questo piccolo aereo che atterra su una pista di terra battuta alzando sempre un grosso e rosso polverone.

 

 

 

 

A scuola si procede con il lavoro di sempre, insegnando le più semplici norme igieniche come bere acqua pulita, lavarsi le mani prima di mangiare ed anche lavarsi il grembiulino di scuola e molte altre cose della didattica.

 

 

 

Nel 1998 la scuola continua ma i bambini non sono molti perché mandare i figli a scuola non conviene, è meglio che facciano i pastori ed accudiscano le pecore e le mucche. Fino ad ora non si sono dati pasti nella scuola perché i problemi da affrontare erano molti e non si era in grado di affrontarli.

 

 

 

 

 

1999 Come ogni anno trascorriamo il periodo estivo a Matany lavorando nell’asilo e all’ospedale. C’è un avvicendarsi di maestre e certe sono tornate dalla scuola di preparazione. La nostra Cecilia è sempre con noi e continua ad amare la sua professione e si sente protagonista di un grande progetto che è appunto di dare istruzione fin dai primi anni dell’infanzia

 

 

 

 

 

 

1999-2000 Frequenta l’asilo anche la figlia dei coniugi Manenti, la sua mamma Monica ha fatto molto per la scuola sostenendola nelle  sue necessità. E’ all’incirca in questo periodo che si comincia a dare un pasto al giorno in quanto molti genitori premono per questa esigenza.

 

 

 

 

 

2001 E così anche quest’anno arriviamo a Matany accolti dalla popolazione locale e dalle nostre amate suore I problemi non mancano mai, vedi per esempio il soffitto della classe che ha ceduto a causa dei liquami dei pipistrelli, infatti, basta una piccolissima fessura nel tetto ed i pipistrelli si infilano dentro durante il giorno ed i loro escrementi sono così corrosivi da far crollare il soffitto che è fatto di un sottile strato di legno

               

 

 

 

 

 

 

 

Nel 2002 arriviamo come al solito a Matany durante il periodo estivo ed ognuno ha il suo lavoro, mentre  i nostri figli per lo più giocano e conoscono l’ambiente. Noi genitori desideriamo dar loro un’immagine gioiosa e affascinante dell’Africa nonostante tutti i suoi problemi e perciò li portiamo a visitare i parchi nazionali ricchi di bellezze naturali e di animali.

 

 

 

 

 

Facciamo conoscere loro anche il Kenya, paese dove è nato il loro papà e dove ha vissuto molti anni con la sua famiglia, a Meru. Anche il nonno era un medico CUAMM che ha lavorato molti anni in Kenya e che ha dato la sua vita per l’Africa. Questa è suor Corona della Consolata che ancora lavora a Meru e che è stata ostetrica in ospedale con il loro nonno. Lorenzo ha incontrato anche la sua baby-sitter. Sono stati momenti molto belli perché i nostri figli hanno potuto vedere i luoghi dove ha vissuto la sua infanzia il loro papà.

 

 

 

 

 

2002-2004     Il numero di bambini frequentanti l’asilo di Matany aumenta  in modo significativo. Con l’aiuto di molte persone e associazioni e per volontà del parroco di Matany Padre Damiano Guzzetti viene costruita la seconda ala dell’asilo.

 

ed…….. il sogno continua con il mantenimento dell’asilo per molti anni e facendo in modo che si crei la mentalità nella popolazione e l’asilo venga richiesto come uno dei bisogni fondamentali per costruire e far crescere la comunità e la parrocchia…….2013: S. Daniele Comboni Kindergarten Apeitolim,  2013: S. Giovanni Paolo II Lokopo,   2016: S. Daniele Comboni Nakicumet e 2017: Natirae Kindergarten   e  Lokai Kindergarten ……….