Essere insegnante in paesi poveri ed in condizioni estreme non è così facile: per penna hai un bastoncino di legno, per carta la sabbia, per gomma la mano che cancella ed apre un nuovo file.

Fare la maestra in queste situazioni è come ricominciare daccapo ogni giorno.  Ciò che si legge negli sguardi di questi maestri è che “ci sono” e “ci credono”, con salari che non sempre ci sono e non bastano per soddisfare le esigenze della famiglia ma loro ci credono vanno tutte le mattine a scuola, certo carichi dei loro problemi della loro vita,  ma con il sorriso sulle labbra intonano canzoncine, canti , recitano filastrocche, raccontano storie  felici di stare a scuola e di far apprendere ai loro alunni cose nuove che potranno aiutarli a vivere meglio.

Molte di questi insegnanti provengono da una scuola di Kangole che si trova in Karamoja, fondata da una suora comboniana, suor Lucia Careddu negli anni sessanta. Qui suor Lucia ha cominciato con poche bambine perché, in particolare le bambine non hanno l’interesse dei genitori per mandarle a studiare. Mi raccontava che andava casa per casa a prenderle perché servivano in famiglia e già fin da molto piccole erano votate a soddisfare i bisogni della famiglia con la raccolta della legna, l’accudire i fratelli più piccoli, prendere l’acqua. Ho avuto la fortuna di conoscerla e mi ha incoraggiata a cominciare.

Daniela Masiero

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