UN’ ESPERIENZA TRA I POVERI DELLA PARROCCHIA DI MATANY

Quando mi è stato proposto di fare un viaggio in Africa e precisamente in Uganda, ad Apeitolim, che è una frazione di Matany, per inaugurare un nuovo asilo in muratura, sono stata un po’ titubante.  Il dott. Dal Lago, presidente dell’Associazione “Un Asilo per Matany” e la moglie, hanno suscitato in me il desiderio di “andare a vedere con i miei occhi” questo angolo di mondo, di cui ho sempre sentito parlare e che in qualche modo mi incuriosiva conoscere, avrei realizzato così un sogno che avevo da tempo…

Avevo visto foto, filmati, conoscevo un po’ la situazione,  quindi sapevo che non si trattava di un viaggio-vacanza ma avevo l’opportunità di vivere un’esperienza di volontariato,  di vedere luoghi sconosciuti,  di conoscere la gente nuova, le loro vite.

Siamo partiti il 1 febbraio 2020 in quattro: i coniugi Dal Lago, Fioretta un’amica dell’associazione ed io.  Dopo due giorni siamo arrivati a Kampala, capitale dell’Uganda, una grande città caotica, piena di polvere, rifiuti ovunque con un traffico da impazzire, abbiamo percorso in quattro ore 3 chilometri… Nell’immediata periferia la maggior parte della gente vive in baracche fatte di mattoni, tavole di legno, di lamiere…senza un bagno con fognature a cielo aperto dove i bambini si rincorrono… Incredula … mi resi conto che lì erano molto poveri e provavo una grande angoscia nel vedere quella gente. … Il dott. Dal Lago mi diceva che quelli erano i ricchi dell’Uganda e avrei capito di più quando saremo arrivati a destinazione.

La nostra destinazione era la Karamoja, la regione più povera e degradata del Paese e precisamente ad Apeitolim, ospiti di padre Marco, un padre comboniano di quasi 80 anni  e che da 50 anni è missionario in Uganda.

Apeitolim dista da Kampala  500 chilometri.  Il primo tratto è asfaltato  ma poi….chiamarla strada è un po’ troppo direi “na stradea de tera rossa” con buche profonde, dossi, polvere a volontà, acqua e guadi da attraversare… si andava ai 20- 30 chilometri l’ora. In Africa la distanza tra un posto e l’altro si misura in tempo e non in chilometri perché magari la distanza è poca… ma la strada è disastrata e perciò ci vuole molto tempo per percorrerla.

Durante il tragitto si vedevano bambini di 7-10 anni che portavano al pascolo le poche pecore, o capre o mucche che avevano, altri con taniche che andavano a prendere l’acqua, donne con fasci di legna di 70-80 chili sopra la testa. Camminavano molto, partivano al mattino tornavano la sera. Tutti: piccoli e grandi che incrociavamo per strada ci salutavano e ci sorridevano. Abbiamo attraversato territori  secchi, desertici, senza nessuna vegetazione e popolazione; altre zone erano più fertili con piccoli villaggio di una decina di capanne. In cuor mio pensavo che se si rompeva la macchina come avremo fatto? A chi si poteva chiedeva aiuto?

Fortuna volle che dopo un viaggio di 14 ore, nel tardo pomeriggio siamo arrivati ad Apeitolim, nella nuova missione che padre Marco sta costruendo. Io e Fioretta, per la prima volta in Africa, ci siamo guardate attorno un po’ esterefatte e ci siamo chieste se fosse proprio quello il posto dove dovevamo  restare…L’impatto è stato molto forte e per un po’ siamo rimaste come ammutolite.

I primi giorni sono stati un po’ duri, abituarsi a non avere acqua a sufficienza, ad avere una torcia per  vedere di notte, andare a dormire alle 8 di sera perché è buio e non c’è la luce elettrica…. Il padre aveva costruito per gli ospiti una capanna bella, carina ed accogliente ma… dormire con i gechi…non era il massimo…I gechi sono come delle lucertole che di notte vengono a camminarti sui piedi o sui capelli…

I giorni sono trascorsi in fretta…e ogni giorno che passava non guardavo più a quello che mi mancava… Ero impegnata ad abbellire l’asilo, ad appendere le bandierine che signore, nonne e mamme di Godego avevano tagliato e cucito perché da lì a pochi giorni ci sarebbe stata l’ inaugurazione con la S. Messa celebrata dal vescovo Damiano e con la presenza di molte autorità ugandesi.

L’asilo è costruito in muratura ma non ha acqua, né luce, né il pavimento, né le finestre, né le porte… c’è ancora tanto da fare ma.. ci sono i muri e si va avanti lo stesso… è un posto al riparo!!! È la prima costruzione della nuova parrocchia e il portico dell’asilo serve da chiesa alla domenica.

Nei giorni a seguire abbiamo visitato tutti gli altri asili: l’asilo di Matany, il primo asilo, l’asilo-madre, dal quale sono partiti tutti gli altri. È una bella struttura, colorata, allegra é frequentata da 450 bambini. In una classe c’erano 78 bambini. Un altro asilo in muratura a Lokopo. Poi l’asilo di Natiraè, Kotipè, Nakiciumet, Lokalì che sono ancora sotto l’albero. In tutto aiutiamo 1.350 bambini. A tutti i bambini che frequentano la scuola viene dato un pasto  perciò è un aiuto per le famiglie e la sicurezza che almeno un pasto è garantito.

Per un bambino ricevere nozioni base sull’igiene, e su varie materie vuol dire formare futuri uomini e donne  che saranno in grado di rapportarsi meglio con la realtà ugandese, potranno migliorare le proprie condizioni di vita..

Abbiamo visitato  un villaggio karimojon e gli abitanti ci hanno ospitato e mostrato la loro vita quotidiana, con loro vivevano anche pochi animali erano in condizioni di estrema miseria, sporchi, con poco cibo ma accoglienti e ci hanno raccontato con disponibilità la loro vita ed i loro problemi.

Una domenica, dopo ore di viaggio siamo andati con padre Marco  in un altro villaggio lontano con due macchine perché era piovuto ed era pericoloso  andare da soli. Infatti ci siamo piantati… ma con l’altra macchina siamo riusciti a tirarci fuori… È stato molto emozionante arrivare in una grande capanna, bassa e buia: era la chiesa, gremita di gente, seduta a terra a fare festa per il nostro arrivo e ringraziarci della nostra visita. Abbiamo partecipato alla Messa vissuta con molta fede e semplicità mi sono sentita colmare di gioia il mio cuore e desideravo solo ringraziare il Signore per avermi fatto vivere quel momento così forte e profondo.

L’ultimo giorno della nostra permanenza ad Apeitolim abbiamo visitato l’ospedaletto, anche qui grande povertà e soprattutto totale assenza di farmaci di  prima necessità. La sala parto era ridotta così…. che ancora adesso non trovo lo parole per descriverla.

Ho avuto la fortuna di vedere e toccare con mano delle realtà molto difficili. È inimmaginabile rendersi conto del niente che c’è… sono poverissimi, scalzi, i vestiti sono per la maggior parti logori e a brandelli, non hanno acqua a sufficienza e mangiano sempre la stessa cosa: una manciata di farina di sorgo con acqua …e se va bene un po’ di fagioli…. ma hanno grandi cose che noi non abbiamo più .. la gioia dell’accoglienza, la felicità dell’incontro, il sorriso gratuito, il saluto aperto, la disponibilità all’ascolto. Quando ci si incontra gli adulti ti danno la mano, ti sorridono, ti parlano…

I bambini…. che bello… ti corrono incontro, ti circondano, ti sorridono, ti guardano con gli occhi grandi, ti toccano e ti prendono le mani come per dirti di prenderli per mano … Realtà impossibili da raccontare solo a parole, a  volte incomprensibili e inaccettabili …

Mi sono fatta tante domande tra le quali se fosse casualità o fortuna o altro essere nata dove sono nata, perché ci sono persone al mondo che vivono in condizioni così misere e altre che vivono nel lusso più sfrenato… Adesso mi sono resa conto di cosa volesse dire “ L’ULTIMO MIGLIO”…

Non avrei immaginato di tornare più ricca di prima, con una mente più aperta e con delle immagini indimenticabili, ma un po’ triste per essermi resa conto di persona cosa sia la povertà. Ho anche capito sempre di più che chi ha avuto tanto ha l’obbligo di dare ed insegnare a chi non ha avuto.

Siamo tornati in Italia pochi giorni prima del lockdown, appena in tempo prima che chiudessero tutto.

Desidero ringraziare  di cuore il dott. Dal Lago per avermi dato la possibilità di fare un viaggio così speciale che sarà per sempre  indelebile nel mio cuore e nella mia vita. Desidero inoltre ringraziare i membri dell’Associazione, tutti i godigesi, don Gerardo che con il  loro aiuto, disponibilità e sostegno hanno reso possibile le varie iniziative per aiutare in tutti questi anni i bambini “dell’Ultimo Miglio” dell’Associazione “Un Asilo per Matany”: con l’acquisto di fiori, oggetti regalo, mercatini vari, bomboniere  per ogni ricorrenza… a far sì che possano avere e sperare in una vita migliore ..e concludo con il motto della nostra associazione: “Se molti uomini di poco conto, in molti posti di poco conto,  facessero cose di poco conto, la faccia della terra potrebbe cambiare”. 

Ancora grazie.

Luciana

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